mercoledì 28 novembre 2012

Lettura psicologica dei dipinti di Vlastimil Kosvanec


Commento televisivo trasmesso da 7 Gold circa i dipinti di Vlastimil Kosvanec. Esposti in Palazzo Medici Riccardi a Firenze.
Dunque,
ci si trova di fronte ad un uomo di straordinaria potenza espressiva, con esasperati sottintesi individuali che affiorano con arrogante prepotenza nell'osservazione della sua evoluzione iconografica. E' un uomo che, come ogni artista autentico, non ha un vero passato, così come il suo presente è la rielaborazione di quanto è in sé autonomamente, tratto dalla realtà oggettiva. E' così che vede ogni aspetto della sua vita astraendola in modo sfacciato, senza nessun pudore legato a come essa "dovrebbe essere" ma facendone risaltare gli aspetti che sono nella sua mente; entità che lo sovrasta, scarlatta e prepotente come il copricapo dell'autoritratto del 1920. il percorso cronologico si snoda in tenui variazioni che psicologicamente, come artisticamente, non propone variazioni risolutive e metamorfosi consequenziali ad elaborazioni intime. Il suo è un tema emotivo, che gli si ripropone incessantemente e lui incessantemente lo soddisfa come un organo si consuma infestato dal parassita. E' un essere sconvolto dalla sessualizzazione a cui non si sottrae ma che asseconda e ne ha ragione solo riproducendo con grande trasporto ogni elemento seduttivo. Così indifferentemente con uomini o donne ne esalta gli aspetti che esprimono gli elementi che condurrebbero a dare o provare piacere. Il piede della fanciulla nella vendemmia è vicinissimo all'acqua senza lambirla, come a creare l'aspettativa di quel contatto che crea l'emozione di un'attesa disposta a fornire un fremito sensuale, che si ripete in ogni opera dove siano presenti donne o uomini che espongono caratteristiche di genere. Altrettanto accade nel "Nudo in natura del 1920" con il capezzolo accostato alla mano che tiene il frutto, oppure al ritratto "Van Es", carico di virilità espressa dalla tensione del muscolo contratto nella posa innaturale, funzionale al desiderio di piacere del protagonista. Bagnanti, Una domenica al fiume ed Il riposo di Diana, sono l'espressione di quanto appena rilevato ed esprimono sommessamente, eppure con un vigore ormai elegantemente privo di ritegno, la più alta concezione della consapevole ricerca di sensualità dell'autore. Primavera a Petrin e Signora con ventaglio ritraggono la stessa donna, che non sappiamo se sia mai esistita nella realtà, ma certamente era presente nella "Sua" realtà mentale e che è invecchiata con l'Autore stesso; in questa corruzione operata dal tempo la donna bellissima, sognante, venerea e sensuale, in dodici anni è diventata appesantita e inasprita per quel sogno che campeggia nella prima delle due opere e che è disilluso nella donna non più giovane delusa e sprezzante. Poco hanno di cui vantarsi il presidente e la gentildonna: ne rileva la pochezza. Vedendoli oggi, l'osservatore psicologicamente introdotto, ne "tocca" l'inconsistenza invincibile e malcelata: Vlastimil è troppo audacemente attratto dalla verità dei suoi sensuali sentimenti per apprezzare con piaggeria un semplice, povero nobile, uomo o donna che sia, se non esprime nulla di vero e desiderabile. Spelonca è il riassunto dei suoi stessi stati d'animo, che si alternano incessantemente e con potenza devota a chi ne sappia intendere la passione. Infine, il suo autoritratto del 1956 è un psicologicamente un capolavoro assoluto. Si trtta di un uomo consunto, che cerca sé stesso senza rintracciarsi nella tela che, grande e ritta, gli si dispiega davanti. Si tratta dell'uomo che ha diluito il rosso vivo del cappello di trentasette anni prima, in quello stemperato e disilluso della maglia graffiata che indossa alla fine dei suoi giorni che attende mentre vive di ricordi. Tra questi i più luminosi sono pittorici. 
                                                                  Loris Pinzani

L'uomo categorizzato

L'uomo cela nella normalità apparente la propria natura sovrumana. E' impensabile che si riesca a comprendere e curare l'essere umano considerandolo categorizzato e parcellare; come si trattasse di  un fenomeno quantitativo. Nulla del comportamento è  spiegabile ai fini clinici  in modo meccanicistico ed asettico. ogni aspetto si comprende solo considerando la storia dell'individuo ed in essa le sue condizioni. Dal momento che  si compone e si sostanzia del suo stesso insieme, la vitalità che ne caratterizza l'esistenza  non ha alcun aspetto intercambiabile oppure simile a quello di altri individui.  Da cui si comprende che non ha senso clinico (se non quello di natura sociologica) studiare l'uomo  e la sua condotta mentale  valutando le similitudini che lo riconducono ai suoi simili. Piuttosto se ne trae una comprensione osservando gli aspetti peculiari di ogni individuo. Come a dire: ogni essere ha una vita che non è catturabile o riassumibile in una definizione che ne stabilisce un percorso di salute, malfunzionamento o di malattia della mente. Ognuno è simile solo a Sé Stesso.

giovedì 8 novembre 2012

Interpretazione delle azioni

L'interpretazione di qualunque cosa venga fatta nel corso del comportamento umano consente di tornare al senso soggettivo dell'azione. Quindi il significato profondo di qualunque agito è contenuto nel fatto stesso.

venerdì 19 ottobre 2012

La difficoltà umana

E' particolare rendersi conto di come sia  difficile avvertire gli aspetti della propria  interiorità: ad ognuno di noi è etranea la propria condizione; ossia non sappiamo quale sia la nostra  reale situazione di vita... se stiamo bene effettivamente, se potremmo oppure no stare meglio (e quanto), se abbiamo una visione distorta della realtà e quanto essa sia accentuata. Il motivo di questa condizione tipicamente umana è da rintracciare nel fatto che ogni uomo ha una visione viziata della reltà  che precede ogni consiserazione della stessa. Questo sta a significare che  valutiamo la realtà per mezzo di una personalità che condiziona la nostra coscienza prima che si possa intervenire su di essa . Ossia: guardiamo il nostro mondo a seconda  di come noi stessi siamo costituiti. E' per questo che non possiamo cambiarlo da soli: all'infinito rivedremmo un ambiente che ci impedisce ogni cambiamento.

venerdì 12 ottobre 2012

Essere Sé stessi o la propria maschera

L'etimologia della parola "persona" è da collocare nel significato latino di "maschera".  Attraverso la maschera passava il suono della voce degli attori, il  quale veniva modificato nel passaggio  attraverso  la maschera stessa. Il risultato era (ed è) che la voce e quindi la natura autentica dell'individuo, risulta mutata da qualcosa che impedisce di risalire a come egli sia autenticamente. E' lui che indossa la maschera, allo scopo di sostenere una parte.
Etimologia a parte, molto spesso l'individuo espone un aspetto  di sé che gli è necessario alla convivenza con i propri simili, ma non corrisponde che in minima parte alla sua condizione spontanea. Questo deve farci riflettere.
Per l'uomo è indispensabile usufruire di una  protezione della propria intimità; ad essa sono destinati molti ingenti sforzi, tra cui quello di indossare la maschera. Tuttavia, quando la protezione  del Sé richiede fatiche eccessive, invariabilmente interviene quella che potremmo definire la Fatica di Esistere. L'enorme sforzo che deriva dalla necessità di proteggersi esponendo una parte incompleta o addirittura irreale della propria personalità consente da una parte di  proporsi agli altri  (oltre che a sé stessi) come desideriamo apparire, ma dall'altra  demolisce  la nostra natura più autentica, sconfiggendo di giorno in giorno la possibilità di essere intimamente soddisfatti di sé.
Il cambiamento è possibile. Non è doloroso e non è lungo: consiste nel desiderio di guardarsi dentro.

mercoledì 3 ottobre 2012

possibilità di cambiamento

Verosimilmente le possibilità di mutare la condizione esistenziale di un altro essere umano risiedono nel fatto che esiste un canale con accesso diretto spontaneo che torna ad aprirsi qualora si incontri un individuo in grado di fornire le migliori possibilità di esistenza al suo interlocutore. Ergo: gli individui cambiano e sedano le proprie nevrosi quando si trovano di fronte a coloro che consentono una mutazione vantaggiosa. ciò purché esista una componente di volontà personale.

sabato 21 luglio 2012

LA FOLLIA

Il disagio mentale può arrivare alla follia. A volte è successivo ad una  sofferenza conclamata oppure ad un disastro non avvertibile da fuori. Eppure seguita a logorare quella mente un istante dopo l'altro ed in ogni momento produce  un disastro.
In questi giorni appare evidente l'effetto di un'angoscia che si è ripetuta in una mente che non aveva una struttura adatta alla vita sociale. In realtà la struttura non era adatta "alla vita"sociale o  individuale che fosse.
in questi casi, la dispercezione della realtà è talmente potente da travisarla con una intensità inaudita. Il mondo viene visto tiranno, colpevole del proprio infinito disastro e come in un incredibile gioco drammatico, fatalmente avviene la ribellione a qualcosa che è frutto di una allucinazione malata e _ormai_ invincibile. Serve a poco parlare di colpa (probabilmente la parola deriva dal greco antico: spingere). Naturalmente esiste la responsabilità di chi compia o abbia compiuto  un'azione deprecabile; certamente esiste l'azione, che è lontanissima  dal senso comune. Ma oggi non ci resta che chiedersi: perché nessuno si accorge di una così grande distanza dalla realtà che qualcuno riesce a vivere con apparente destrezza?  Nella sua follia, ogni mente che non legge la realtà in modo reale, nasconde l'incredibile intimità che riguarda chiunque.  La mente di ognuno di noi vive il passato insieme al futuro e si traduce nel comportamento del presente.
La salvezza dell'uomo è capire la sua stessa componente sovrumana.

venerdì 20 luglio 2012

INTELLIGENZA EMOTIVA

L'intelligenza Emotiva è la caratteristica che consente l'adattamento alla realtà sul piano emozionale. Si tratta di una condizione comunque presente in ogni essere umano, anche se in quantità diversa a seconda delle circostanze soggettive.
Non è possibile pensare che l'I E sia una proprietà disgiunta dalle altre situazioni di adattamento individuale, dal momento che ogni aspetto  di relazione che il soggetto ha con la realtà e con il suo ambiente "è" la sua intelligenza tradotta nel comportamento agito, oltre che nei pensieri che lo inducono. In ogni caso, le emozioni sono lontane da essere spontanee; anzi, sono dirette da qualcosa che le precede e le orienta: la personalità, la quale fa capo al Sé di ogni soggetto. Ovvero alla sua struttura, il suo modo di essere e la sua intimità generale. L'etimologia della parola "emozione" ne espone il significato di esposizione di una condizione interiore, che attiene all'individuo ed alla sua storia. Da questo potremmo dire che le emozioni sono in parte figlie della storia di ognuno. Nel senso che ogni uomo vive emozioni che sono figlie del suo passato e della volontà di essere Sé Stessi. Quindi, le nostre Emozioni sono la prova del nostro grado di benessere.  

lunedì 16 luglio 2012

Cos'è la sofferenza mentale

Uno dei temi ricorrenti della ricerca, sia quella "diretta", sia quella meno applicativa e più teorica, riguarda cosa si intenda per condizione di malattia. Nel caso della psicopatologia, la malattia può essere intesa relativamente alla norma: in tal caso il malato è colui che presenta caratteristiche  che non rientrano nella media dei suoi simili; altra condizione che consente di rendersi conto se si sia affetti da una disfunzione è la sofferenza: si è malati se si presenta un malessere stabile oppure ricorrente. In effetti nel funzionamento mentale, la malattia coincide con un disagio, che non è necessariamente  razionalizzabile, nel senso che il resto dell'esistenza sia mentale che biologica può far pensare ad una persona che sta bene, mentre proprio quella persona esprime un profondo patimento.  La nostra mente coincide con la condizione dello stato d'animo, che spesso è lontano da una spiegazione. Si può star male e non saperne il motivo; tanto quanto è possibile essere euforici  senza che ci sia una ragione apparente. Questo porta ad una considerazione semplice e straordinaria insieme: buona parte della nostra esistenza sfugge alla nostra stessa comprensione e risolvere  un patimento significa conoscerlo fino ai motivi, se ci sono. Significa ricordare e riuscire a raccontare (e raccontarsi) proprio quello che di noi è sconosciuto a noi stessi.  L'uomo è Sovrumano.  E' nel suo intimo che vanno cercate le sue risposte. Il suo intimo spesso è molto diverso da quello che vuole far vedere di sé. Proprio per questa ragione la mente si ammala e per questo stesso motivo riesce a guarire.

domenica 24 giugno 2012

Il passato

Cosa resta del passato?
Nella mente il tempo non esiste, ma ogni istante trascorso resta sotto forma di emozione.
Ogni fatto è ricordato con la memoria, che consiste in immagini, odori, rumori, percezioni tattili e propriocettive in genere; ma soprattutto il passato rimane sotto forma di emozioni. Sono le emozioni che scandiscono il tempo nella mente. Effettivamente esse sono il tempo; al punto che non ricordiamo i periodi se non grazie alle emozioni che li hanno contraddistinti. Sono proprio le emozioni che compongono l'esistenza di ognuno e nella propria realtà, ogni uomo tenta di impossessarsi del tempo vivendole con intensità.

lunedì 18 giugno 2012

LA PERSONALITA'

                                         LE CARATTERISTICHE DI PERSONALITA'
Semplificando possiamo dire che la personalità è identificabile con il modo consueto di reagire alle sollecitazioni ambientali. Intendendo con questo termine ogni aspetto dell'esistenza  rilevabile, ma anche le circostanze  che apparentemente hanno un percorso di cui non riusciamo a renderci conto consapevolmente.  Un aspetto significativo consiste proprio nel fatto che buona oparte dell'esistenza viene vissuta  senza che  affiori alla consapevolezza; come accade in molti e ripetuti aspetti della quotidianità.  Non è facile rendersi conto che  una componente considerevole della nostra vita  viene decisa da noi stessi senza  che ci se ne renda conto direttamente. E' come se  di volta in volta  si stabilissero decisioni e si intraprendessero  scelte  delle quali ci accorgiamo solo quando ci si trova di fronte al fatto  che si va ormai svolgendo. Esemplificando è questo il motivo, per esempio, per cui certe persone si imbattono in rapporti sentimentali  con persone che presentano problemi analoghi tra loro, o che ripetono troppe volte lo stesso errore, e molti altri casi simili. certo è che si può mettere mano "a Sé stessi", si può mutare l'andamento della propria esistenza. Soprattutto lo si può fare  in modo permanente e provvedendo ad una vera metamorfosi esistenziale. L'aspetto necessario è la volontà, ossia il DESIDERIO di  farlo. La vita si sviluppa in base ad alcuni fattori, il primo riguarda la nostra struttura: si vive a seconda di come si è.

venerdì 1 giugno 2012

                                         AGIRE NELL'INTIMITA' DEGLI INDIVIDUI
Quello che serve all'uomo durante la sua avventura di vita è  relativo alla sua possibilità di esistere pienamente. Per realizzare questa  circostanza si attiva ogni aspetto dell'essere, ogni possibilità sia cognitiva che inconsapevole. Tutto è dedicato ad incamerare due aspetti fondamentali in  qualunque vita: la paura ed il desiderio. Su di essi  si basano gli sforzi, i pensieri coscienti e le idee che ignoriamo completamente.  Tutto questo avviene ogni momento dell'esistenza e in ognuno di essi  ripetiamo la lotta  tra quello che possiamo comprendere e quello che ci rifiutiamo di osservare di noi.  Effettivamente  siamo in grado di conoscere solo poco  della nostra storia di vita; ma non potremmo mai tollerare di saperne di più.
Quello di cui abbiamo appena parlato avviene  in ognuno di noi, ma subito dopo lo trasmettiamo a chiunque. Tutto in un canale che contatta la nostra intimità e la collega alle altre.
Conoscere questa possibilità consente  di agire sugli altri, dopo che lo si è fatto su sé stessi.

domenica 11 marzo 2012

Ricomporre il percorso

Se la mente di ogni uomo fosse composta e progettasse soltanto quello che ognuno riesce a capire di se', i nostri pensieri e le emozioni sarebbero lineari. Non ci sarebbe, vergogna, pudore ne' ansia, che non fosse quella necessaria al vivere. Ma non è cosi'. Ogni uomo è tutte queste cose insieme e  quando la sua mente non riesce a farlo vivere si può intervenire. Si puo'  ricomporre il percorso che e' stato interrotto.