Commento televisivo trasmesso da 7 Gold circa i dipinti di Vlastimil Kosvanec. Esposti in Palazzo Medici Riccardi a Firenze.
Dunque,
ci si trova di fronte ad un uomo di straordinaria potenza espressiva, con esasperati sottintesi individuali che affiorano con arrogante prepotenza nell'osservazione della sua evoluzione iconografica. E' un uomo che, come ogni artista autentico, non ha un vero passato, così come il suo presente è la rielaborazione di quanto è in sé autonomamente, tratto dalla realtà oggettiva. E' così che vede ogni aspetto della sua vita astraendola in modo sfacciato, senza nessun pudore legato a come essa "dovrebbe essere" ma facendone risaltare gli aspetti che sono nella sua mente; entità che lo sovrasta, scarlatta e prepotente come il copricapo dell'autoritratto del 1920. il percorso cronologico si snoda in tenui variazioni che psicologicamente, come artisticamente, non propone variazioni risolutive e metamorfosi consequenziali ad elaborazioni intime. Il suo è un tema emotivo, che gli si ripropone incessantemente e lui incessantemente lo soddisfa come un organo si consuma infestato dal parassita. E' un essere sconvolto dalla sessualizzazione a cui non si sottrae ma che asseconda e ne ha ragione solo riproducendo con grande trasporto ogni elemento seduttivo. Così indifferentemente con uomini o donne ne esalta gli aspetti che esprimono gli elementi che condurrebbero a dare o provare piacere. Il piede della fanciulla nella vendemmia è vicinissimo all'acqua senza lambirla, come a creare l'aspettativa di quel contatto che crea l'emozione di un'attesa disposta a fornire un fremito sensuale, che si ripete in ogni opera dove siano presenti donne o uomini che espongono caratteristiche di genere. Altrettanto accade nel "Nudo in natura del 1920" con il capezzolo accostato alla mano che tiene il frutto, oppure al ritratto "Van Es", carico di virilità espressa dalla tensione del muscolo contratto nella posa innaturale, funzionale al desiderio di piacere del protagonista. Bagnanti, Una domenica al fiume ed Il riposo di Diana, sono l'espressione di quanto appena rilevato ed esprimono sommessamente, eppure con un vigore ormai elegantemente privo di ritegno, la più alta concezione della consapevole ricerca di sensualità dell'autore. Primavera a Petrin e Signora con ventaglio ritraggono la stessa donna, che non sappiamo se sia mai esistita nella realtà, ma certamente era presente nella "Sua" realtà mentale e che è invecchiata con l'Autore stesso; in questa corruzione operata dal tempo la donna bellissima, sognante, venerea e sensuale, in dodici anni è diventata appesantita e inasprita per quel sogno che campeggia nella prima delle due opere e che è disilluso nella donna non più giovane delusa e sprezzante. Poco hanno di cui vantarsi il presidente e la gentildonna: ne rileva la pochezza. Vedendoli oggi, l'osservatore psicologicamente introdotto, ne "tocca" l'inconsistenza invincibile e malcelata: Vlastimil è troppo audacemente attratto dalla verità dei suoi sensuali sentimenti per apprezzare con piaggeria un semplice, povero nobile, uomo o donna che sia, se non esprime nulla di vero e desiderabile. Spelonca è il riassunto dei suoi stessi stati d'animo, che si alternano incessantemente e con potenza devota a chi ne sappia intendere la passione. Infine, il suo autoritratto del 1956 è un psicologicamente un capolavoro assoluto. Si trtta di un uomo consunto, che cerca sé stesso senza rintracciarsi nella tela che, grande e ritta, gli si dispiega davanti. Si tratta dell'uomo che ha diluito il rosso vivo del cappello di trentasette anni prima, in quello stemperato e disilluso della maglia graffiata che indossa alla fine dei suoi giorni che attende mentre vive di ricordi. Tra questi i più luminosi sono pittorici.
Nessun commento:
Posta un commento