Il passaggio delle conoscenze tra gli individui consiste nella comunicazione di rappresentazioni della realtà mediante la valutazione emotiva
Il
passaggio delle conoscenze tra gli individui consiste nella
comunicazione di rappresentazioni della realtà mediante la
valutazione
emotiva che
orienta l’esistenza in ogni momento. Tuttavia, considerando la
quantità e la qualità di abbinamenti tra emozioni ed oggetti
risulta inspiegabile come questa enorme mole di informazioni sia
assumibile dal momento che la quantità di corrispondenze tra oggetti
della realtà, emozioni e rielaborazioni da cui conseguono ulteriori
emozioni, avvengono in modo estremamente veloce, che non appare
possibile per mezzo dei soli canali ordinari, verbali o non verbali
che siano. L'ipotesi di possibilità comunicative diverse da quelle
note porta a supporre l'esistenza di acquisizione di diversa natura,
in grado di giustificare l'eccezionale attività che si concentra in
precise epoche dell'esistenza, che non è spiegabile mediante la sola
comunicazione ordinaria dal momento che non c'è nessuna ragionevole
proporzione tra quello che viene appreso o elaborato autonomamente e
quello che viene espresso nell'ambito di vita. D’altro canto, la
sola predisposizione umana a vivere le emozioni fondamentali non dà
ragione di come esse investano gli aspetti dell’esistenza e si
distribuiscano in modo permanente alla realtà. In sostanza, non
esiste possibilità di comprendere la capacità umana tramite le sole
condizioni riscontrate. La nostra specie presenta attitudini non
considerate in un aspetto epistemologico attuale, per cui è
ipotizzare che la ricerca e la prospettiva di indagine nel suo
insieme abbiano necessità di una impostazione di studio che permetta
una visione più ampia rispetto a quella relativa al solo metodo
ipotetico-deduttivo. La psicologia ha reiterato a lungo il suo
tentativo di conformarsi a criteri di oggettività pragmatica ma la
mente non rileva solo quello che percepiscono i sensi. Nel suo
aspetto di complessità nella condizione umana deve essere inclusa la
componente creativa, dovuta a capacità immaginative che consentono
l'accesso ad aspetti insondati. Questo coincide con la
imprevedibilità che compone l'uomo stesso e che rende impossibile
la sua catalogazione, tanto quanto risulta difficile studiarne le
caratteristiche con i metodi che ne rilevino il solo comportamento.
L'ipotesi che il comportamento sia un metodo sufficiente o efficace
per comprendere l'uomo è un'applicazione del parzialismo, che non
conosce applicatività terapeutica individuale; le percentuali danno
ragione della massa, ma non parlano del singolo, nel senso che il
comportamento riguarda quello che l'uomo ha agito, non certo quello
che l'uomo “è”, dal momento che si tratta al massimo di uno
degli indicatori possibili e non della componente in grado di
spiegare la conformazione intima, che rappresenta comunque l’insieme
di quello che l’individuo conosce, quello che sceglie e che egli
muta in relazione alle acquisizioni di cui entra in possesso. Non è
confondibile lo studio o la previsione del comportamento con la
possibilità di variare la struttura del Sé, e quindi "sanare"
un disagio.
Possiamo
anzi considerare che l'analisi delle azioni consiste in come
l’individuo si esprime e non in come esso sia strutturato o cosa
sia prevedibile in lui. Per questo, i fatti della vita non sono
predittivi delle scelte del singolo se non in termini di probabilità,
dal momento che è la soggettività che stabilisce e muta l’Inerzia
Profonda intesa come la tendenza a mantenere una determinata impostazione
individuale. Eminentemente per questi motivi, si fa strada l'ipotesi
che il più alto e consistente metodo per il passaggio delle
condizioni basali dell'esistenza emotiva non avvenga per mezzo della
sola comunicazione ordinaria, ma mediante piani di coscienza di cui
ci troviamo a supporre l'esistenza intravedendone l'azione e dei
quali è necessario comprenderne l'attività ai fini terapeutici.
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